lunedì 7 ottobre 2019

Clark Gable

Clark Gable


Il suo:- Francamente me ne infischio!- detto a Vivien Leigh in "Via col vento", alla fine di tre ore di patimenti per ottenere l'amore di Rossella O'Hara, credo sia stata una delle frasi del cinema più famose e immortali.



William Clark Gable nasce a Cadiz, in Ohio, il primo febbraio 1901.
Da molto giovane non era propriamente bello, anzi, le orecchie a sventola e piuttosto grandi stonavano molto sul suo viso a tratti asimmetrici.
Tuttalpiu, arginando un pochino le imperfezioni, quelle sue orecchie a sventola diventano, in pratica, il suo marchio di fabbrica.
Occhi blu e fascino da macho, da giovanissimo s'imbarca in un paio di matrimoni con donne più anziane. 
E...in un matrimonio che durerà per sempre: quello con Hollywood.
Ne "La tragedia del Bounty", con un vecchio leone del cinema come Charles Laughton e un altro sex symbol come Franchot Tone, Clark Gable riveste un bellissimo secondo ufficiale Fletcher Christian.


Altro suo marchio distintivo saranno quegli eleganti baffetti neri.
Ed è accanto ad una giovane attrice che diventerà sua molto tenera amica, tale Joan Crawford, con la quale ha l'occasione di sfoderare questo suo tratto affascinante. Il primo della serie di film che gireranno insieme e' "Incatenata".


Fama di sciupafemmine, ha anche una relazione con uno dei primi sex symbol dell'epoca, Jean Harlow (attrice che ha lavorato anche con Stan e Ollie), Clark incontra sul set tuttavia colei che sarà per sempre l'amore della sua vita: Carole Lombard.



Col doppiaggio di Gino Cervi lo troviamo in un film un po'sdolcinato di Frank Capra, "Accadde una notte" ruolo che si dice gli sia stato dato per punizione per averne rifiutato un altro. Gli vale, tuttavia, un Oscar. Accanto a lui, nel ruolo di una capricciosa ereditiera in cui s'imbatte su un pullman (lei è in fuga per amore, ma cambierà l'oggetto del suo desiderio su Clark, qui giornalista, strada facendo) l'attrice francese Claudette Colbert. Famosa e l'ispiratrice di tutte le altre (persino per Stan Laurel in "Allegri vagabondi") la scena in cui lei fa l'autostop scoprendosi la gamba.


Ritroverà questa partner sul set "La febbre del petrolio", accanto a un giovane Spencer Tracy e ad una conturbante Hedy Lamarr.



E da qui si aggiudicherà il doppiaggio fisso di una delle mie voci maschili preferite. Quella calda e posata di Emilio Cigoli, che sarà tra gli altri pure quella di Stewart Granger e la voce narrante ne "La bella addormentata nel bosco" di Walt Disney.



È il 1939. Da Charleston arriva il sex symbol dell'epoca: Reth Butler, destinato a essere un po'la spina nel fianco di Rossella O'Hara. E l'aria di adorabile canaglia di questo eroe sembra fatta apposta per il nostro Clark.


Siamo sul set del cult "Via col vento" dalle pagine di Margareth Mitchell, ad Atlanta e famoso pure è il fischio con cui lui entra in scena, dopo aver ascoltato indisturbato la drammatica dichiarazione d'amore della ribelle Rossella all'amorfo Ashley Wilkes (Leslie Howard) e dopo che lei ha lanciato un vaso contro il caminetto, indignata di essere stata inspiegabilmente respinta.


Le riprese del film, però, racconta Olivia de Havilland, partner nel cast, non furono semplici. Questo perché Vivien Leigh si rifiutava di baciare Clark Gable, dando la colpa al suo alito forte, dovuto ad una sorta di dentiera per abbellire il sorriso.



Nella vita privata, il nostro sciupafemmine sembra aver messo la testa a posto. La bionda e dolce Carole Lombard gli ha proprio imprigionato il cuore. Lei non ha neanche trent'anni ed è pure stracotta del suo bel marito.
Pare davvero sia un amore destinato a durare per sempre, se non fosse che il destino decide di essere crudele.
Lui è in California per lavoro e lei è ad Aspen, in Colorado, con la madre per una vacanza. Si sentono per telefono e Carole gli dice:- Ho bisogno di te, mi manchi! Prendo il primo volo e stasera sono lì!-. Disgraziatamente quel volo non giungerà mai a destinazione: precipita sulle montagne del Colorado e nessun passeggero se la cava. Purtroppo l'attrice e sua madre sono tra questi!
Per Clark è uno shock. I suoi amici più intimi raccontano che lui trascorse settimane intere, chiuso nella propria camera, a piangere nel letto. E se ci si pensa fa effetto e tenerezza immaginarci questo omaccione in queste vesti tragiche.


Questo grandissimo dolore, sfortunatamente, lo porta lentamente verso la bottiglia e, quindi, ad un lento suicidio. Per lui... è l'inizio della fine.


Recita accanto a Myrna Loy, tra gli altri, ne:"L'amico pubblico n. 1", del cast fa parte anche Walter Pidgeon, in cui, come già successo in "Accadde una notte", Clark sfodera un lato comico. Sul finale, quando deve andare a liberare il fratello di lei, tenuto in fin di vita, prigioniero di una sanguinosa tribù indigena del sud America, si fa credere da questi un potente stregone con gli effetti scenici di una cinepresa, essendo lui un esperto del settore. Fino a un'esilarante scena in cui lui rimane attaccato all'idrovolante di lei, vestito...con una gigantesca testa di pollo, fantoccio rubata allo sciamano della tribù.
Deve aver imparato da Stan e Ollie, coi quali ci sono riferimenti da far pensare che ci fosse abbastanza un'amicizia.
Recita per la prima volta accanto a Ava Gardner ne "I trafficanti", in un intreccio amoroso con Deborah Kerr. La seconda volta sarà in "Mogambo" e il secondo triangolo amoroso sarà con Grace Kelly, con la quale pare ci sia stato un flirt, ma niente di accreditato.


Molto prima di "Mogambo", però, dove lui è già piuttosto maturo, è la volta di un film che a me piace tantissimo, trovandolo molto romantico: "Arrivò l'alba". Siamo in Russia nel secondo dopoguerra. Lui, Philip, è un corrispondente bellico americano, in trasferta a Mosca assieme a un amico, un radiocronista di Radio Londra. È da tempo innamorato di una ballerina del Bolschoi, Marya (l'attrice Gene Tierney), corrisposto senza saperlo. Si sposano e in luna di miele a Tallinn, in Estonia, ma all'epoca era tutta Russia, fanno amicizia con un commerciante ludico inglese di nome Denny (l'attore britannico Richard Haydn), anche lui novello sposo di un'ausiliaria dell'esercito bolscevico, Svetlana.
Le leggi, però, della Russia sulle proprie donne che si uniscono a degli stranieri, tra l'altro della barricata nemica fino a pochi anni prima, sono assai rigide e spietate. Così i due uomini si vedono allontanare dalle amate mogli, riuscendo solo a scriversi in segreto.
Una volta in Cornovaglia, terra di Denny, escogitano il modo di andarsele a prendere, grazie all'aiuto di Joe, un buffo marinaio di una vecchia, ma solida nave olandese che Philip acquista e al loro amico radiocronista in Russia. Così, con un epico viaggio per mare dall'Inghilterra fino a Tallinn dove hanno appuntamento con Marya e Svetlana, Philip e Denny cercano di coronare il loro sogno d'amore.



Clark, però, un amore così grande come quello che aveva trovato nella sua Carole, non lo trova più. Passa di moglie in moglie, così come da un ruolo all'altro.
Prende una cotta per Sophia Loren, girando insieme "La baia di Napoli", per la regia di Vittorio De Sica.
Uno degli ultimi è in una commedia con Doris Day "10 in amore", dove pure lui sfoggia una certa verve comica. Dove il giornalismo accademico di lei, insegnante appunto del settore, si scontra con quello basato sulla cruda esperienza di lui, eccellente cronista di un giornale, che si è fatto come si suol dire da solo, direttamente sul campo. E lui si fa passare per uno studente di lei per conquistarla, sotto falso nome, sapendo bene la poca stima che la donna nutra per questo zotico giornalista di fama, che ha osato insultarla per lettera, dicendo che lo studio su tale materia e' una colossale perdita di tempo. Questo soltanto perché lei, proprio per la sua grande fama, aveva osato invitarlo a una sua lezione per parlare di giornalismo.



L'ultimissima apparizione di Clark è ne "Gli spostati" accanto a Marilyn Monroe e Montgomery Clift. Set considerato tra quelli maledetti perché fu il canto del cigno per tutti e tre.
Qui è accaduto qualcosa che mi è piaciuto molto. Lui è stato invitato da Frank Sinatra ad un party, in cui poteva presenziare solo... l'elite.
Clark, però, rifiutò se non venivano invitati anche quelli della troupe, gli operatori di scena, che si ammazzavano di lavoro tutto il giorno.



La sua salute risente del tanto fumo e alcool, finché non muore, il 16 novembre 1960, a Hollywood, lasciando una giovane vedova, che aspettava ancora il loro primogenito. Lei lo chiamerà Clark Jr.



Scanzonata aria da briccone, magari viso non proprio proporzionato, ma un fascino irresistibile, Clark Gable resterà un'icona di virilità, oltre che di versatilità nel lavoro. Sfortunato in amore per la perdita della sua adorata Carole, che confido abbia raggiunto con gioia, mentre lei, sicuramente, lo attendeva a braccia aperte.

giovedì 12 settembre 2019

Rita Hayworth

Rita Hayworth


Torniamo a Hollywood con colei che è stata un mito per la sua chioma fulva associata al ruolo di "Gilda".


Margarita Carmen Cansino nasce a New York, il 17 ottobre 1918 da padre spagnolo e madre americana di origini irlandesi.
La sua chioma inizialmente è bruna e dal mondo di Hollywood che la inducono a un  dolorosissimo trattamento di elettrolisi per modificare la conformità della sua capigliatura tipicamente latina. Giusto per darle quel tocco americano che, secondo i produttori, le avrebbe aperto più chance insieme al nome non più spagnolo. Quindi Margarita diventa semplicemente Rita. E togliendo il cognome iberico, le si attribuisce uno inglese, quello materno, Hayworth.



Lei ha ereditato l'arte del ballo da entrambi i genitori e quel tocco in più della settima arte dalla madre, oltre che il cognome. Quindi, già possiede le carte dell'artista completa. Anche perché Rita sa pure cantare. Questo le aggiudica il ruolo fisso accanto a due mostri del ballo: Gene Kelly e Fred Astaire in diversi musical, prima che quest'ultimo trovi la sua anima gemella artistica in Ginger Rogers. 


Così come si aggiudica presto la fama di dark lady interpretando la crudele amante di Tyron Power in "Sangue e arena", strappandolo alla dolce moglie impersonata da Linda Darnell, per poi buttarlo via come un giocattolo usato. Remake di quello muto e in bianco e nero interpretato da Rodolfo Valentino.



Conosce e s'innamora, sposandolo, l'attore e regista Orson Welles.
La coppia ha una bimba, Rebecca, che tiene mamma Rita lontana dalle scene per un po'. Ma quando torna, lo fa col botto con un ruolo che la consacrerà nella loggia dei miti. Siamo a Buenos Aires e qui si aprono le tormentate vicende sentimentali, con tinte di giallo, di una certa " Gilda".


Ad affiancarla un grande attore dall'aria di eterno bambino: Glenn Ford. Lui interpreta il suo vecchio amore ritornato dal passato. E il ruolo del cattivo un enigmatico attore dall'aspetto reso un po' inquietante da una profonda cicatrice che gli deturpa il viso, che l'attore si era realmente fatto in un incidente e che gli farà sempre gioco per la parte dell'assassino: George Macready. 



Lei diventa un simbolo e al fronte, durante la seconda guerra mondiale, per i soldati americani è un sex symbol, anche perché Rita esegue durante il film l'incipit del forse primo spogliarello della storia di Hollywood. La sua foto viene messa sulle bombe sparate ai nemici, così da essere soprannominata l'Atomica Gilda.
A Rita, però, il ruolo di questa eroina diventa un po'una persecuzione come per Romy Schneider la parte di Sissi. 


Secondo me, lei sarebbe stata anche una magnifica Margherita Gauthier, con tutto il rispetto parlando verso Greta Garbo, che interpretò invece questo ruolo tratto da "La signora delle camelie" di Alexandre Dumas Jr, romanzo che ispirò Giuseppe Verdi per la sua "Traviata".
Rita avrebbe calcato bene il ruolo della generosa e appassionata, ma sofferente cortigiana Marguerite, che si sacrifica per amore del suo Armand.
Proprio per la bellezza calda che lei sprigiona.


Stanca della continua infedeltà del marito e del carattere collerico e violento di quest'ultimo, Rita lo lascia, allevandosi la sua figlioletta.
Si lega in seconde nozze con il principe ismalita Ali Khan (quello che ha in pratica creato tutto lo chic in costa Smeralda), diventando dunque principessa Aga Khan. Tuttavia, questo secondo matrimonio pare ad una replica del primo con Welles: tradimenti e tanta solitudine e sofferenza per la povera Rita. Con l'unica cosa buona, la nascita della sua secondogenita Yasmin.



Se sul piano sentimentale la sua vita è una corsa a ostacoli, sul piano professionale va un po' meglio. Anche se lei viene quasi letteralmente messa alla gogna mediatica quando, per girare "La signora di Shanghai", tinge la sua bella chioma rossa di biondo. Cosa che il pubblico interpreta quasi come un'offesa da parte dell'attrice.



Perciò a Rita non resta che tornare fulva nei film successivi, tra cui "Pal Joey", dove già c'è Kim Novak come bionda nel cast. Insieme a loro Frank Sinatra, che, si racconta, fosse molto attratto dalla Hayworth.
Col passare degli anni la tensione del jet set americano lascia i primi segni di insofferenza sulla donna. 
Fino a quando mostra i sintomi dell'Alzheimer.



Il 14 maggio del 1987, la vita di Rita Hayworth finisce, laddove era iniziata, a New York, in ospedale, con la figlia minore Yasmin ad assisterla.



Pepata pin-up, fatale dark lady, eccellente ballerina, cantante e attrice, Rita Hayworth è stata tutto ciò per il suo pubblico, ma fu, nella vita, tradita dagli uomini e dal mondo, che l'aveva abbandonata in un appartamento di New York.
È stata, tuttavia, una stella calda e sfolgorante, per quanto infelice e sola.
Concludo con una sua frase che fa sorridere:- Gli uomini vanno a letto con Gilda, ma si svegliano con me!-



martedì 10 settembre 2019

Alberto Sordi

Alberto Sordi



"Lo so, Stanlio, lo so... non è colpa tua se sei così stupìdo!" con questa frase da "I diavoli volanti" e la voce possente, una delle tante dei film di Stanlio e Ollio, con cui un giovane attore disse di essere grato a Oliver Hardy. Questo attore è Alberto Sordi.



Nato a Roma il 15 giugno 1920 (i Gemelli sono molto richiesti nell'arte, a quanto sembra), Alberto Sordi inizia proprio la sua gavetta come doppiatore.
C'era un concorso per dare voce al grande comico statunitense Oliver Hardy e lui si presenta. Subito gli dà quel tono importante, imponente, un po' studiando il carattere del personaggio che crede sempre di sapere far tutto e il fisico di Ollio. Il film è " Fra Diavolo" e...piace. In coppia con lui sarà sempre a doppiare Stanlio Mauro Zambuto. Aggiungo che rimarranno i miei preferiti dei loro doppiatori, con Carlo Croccolo, pure grande voce di Ollie e Franco Latini per Stanley.
A tale proposito, Alberto Sordi ha raccontato un episodio davvero buffo. Si trovava in coda, a teatro, a Parigi. Ad un certo punto, spazientito, si mise a parlare come Ollio e tutti si misero a ridere. Così, intese che a Babe, in Francia, conferivano lo stesso tono possente di voce.




Giovanissimo si trova in mezzo a giganti come Gino Cervi, Carlo Campanini e Luigi Pavese in " Le miserie di monsiur Travet", col ruolo dello spassosissimo Camillo Barbarotti, arrivista e ambizioso combinaguai, che tutte le volte si presenta alla James Bond:- Barbarotti, Camillo Barbarotti!- con inchino reverenziale con saltello.



Scapolo impenitente, credo che Albertone fosse un tutt'uno con il suo lavoro.
Per questo riusciva bene con qualsiasi ruolo. Ne "Il vedovo", accanto ad una grande Franca Valeri, interpreta un uomo senza arte né parte, che si appoggia molto alla tanto ricca quanto insopportabile moglie. Quando l'illusione di essere rimasto vedovo viene smentita poco tempo dopo, fa sul serio progetti...per diventarlo davvero.  Con, però, un amaro finale a sorpresa sul chi la fa, l'aspetti. Esilarante il "vezzeggiativo":- Cretinetti!- con cui Elvira (Franca Valeri) chiama il suo Alberto (Alberto Sordi). Ne hanno fatto un remake con Fabio De Luigi e Luciana Littizzetto, col titolo "Aspirante vedovo".


Oppure ne "Il vigile", "Un americano a Roma", dove è famosa la frase:- Maccheroni, m'avete provocato e mo' vi distruggo!-



Ha anche fatto ruoli drammatici e amari come in "Finché c'è guerra c'è speranza" o 'I tre aquilotti", piuttosto che "La grande guerra" accanto a Vittorio Gassman.
Ma un ruolo assolutamente unico e' quando fa il dottor Terlizzi ne "Il medico della mutua".



C'era un film suo che pure mi piaceva molto, ossia "Io e Caterina", dove lui dà vita ad un robot con le fattezze di una giovane domestica. Questa, però, lungo andare diventa sempre più umana e s'innamora di lui, facendo terribili dispetti alle tutte possibili pretendenti.
Mio padre adorava invece "Sono un fenomeno paranormale",  dove Sordi lavora accanto a Eleonora Brigliadori e Elsa Martinelli. Racconta di questo "smascheratore" di guru vari, che, dopo un viaggio in India, sviluppa lui stesso poteri extrasensoriali. 




Recita accanto a Bette Davis, Joseph Cotten e Silvana Mangano in "Scopone scientifico", film che mi dispiace non aver visto.
O famosissimo il suo "Marchese del Grillo"
Per poi passare quasi il testimone a Carlo Verdone recitando con lui in "In viaggio con papà".


È stato un ottimo Don Abbondio in uno sceneggiato de "I promessi sposi" degli anni novanta, accanto a Franco Nero nel ruolo di Fra Cristoforo e Danny Quinn (figlio del grande Anthony) in quello di Renzo Tramaglino.
È esilarante una sua gag con Heather Parisi nel fare lui Ollio e lei Stanlio, ispirata a "I diavoli volanti", dove è Stan a reincarnarsi stavolta nei... panni di una bionda, la Parisi (che con la sua cadenza anglofona era perfetta). E non Ollie che si reincarna in un cavallo come nel film.



Appare sempre più sporadicamente fino a essere eletto sindaco della sua amata Roma per un giorno.



Ci lascia nella sua città il 24 febbraio del 2003. Io mi ero commossa, perché anche lui ha, in un certo qual modo, fatto parte della mia infanzia.



Chissà quante volte abbiamo voluto cantare la sua canzone (lui era anche intonatissimo):- E va'...e va?! Se non ti c'hanno mai mannato, adesso va'...- a chi non ci stava molto simpatico.
Pietra miliare del nostro cinema, nessuno dimenticherà mai il suo contagioso sorriso tanto quanto i suoi:- Mmmh.... Stupìdo!- 



venerdì 23 agosto 2019

Sandra Mondaini e Raimondo Vianello

Sandra Mondaini e Raimondo Vianello


"Che noia, che barba! Che barba, che noia! Sempre io e te, te ed io!"chi di noi non ha sentito o ripetuto questo tormentone almeno una volta nella vita?! Impossibile non ricordarlo della mitica Sandra. Mondaini e Vianello, la coppia più bella della televisione italiana, non potevo non metterli insieme anche nella mia sfilata di stelle.
Entriamo quindi nel mio campo: una meravigliosa storia d'amore.



Lei, Alessandrina (Sandra) Mondaini, nasce a Milano il primo settembre 1931.
Già si considera una comica nelle vene, perché suo padre, Giacinto Mondaini era un umorista della rivista satirica "Il Bertoldo".



Lui, Raimondo Vianello, nasce a Roma il 7 maggio del 1922.
Arriva da una rigorosa famiglia di origine veneta, sua madre era nobile e suo padre era ammiraglio e gli fa seguire l'Accademia militare.
Sembra quasi impossibile che i loro destini si debbano incrociare, ma ciò avviene. E, come nelle migliori coppie comiche, è proprio la comicità il loro comune denominatore e in questo caso galeotta.
Raimondo lavora tanto con Totò e fa coppia quasi fissa con Ugo Tognazzi, prima di incontrare Sandra.
Anche lui, come Stan e Ollie, si cimenta nell'operetta buffa di "Fra Diavolo", accanto al suo compare Tognazzi con "I tromboni di Fra Diavolo".



Sandra debutta a teatro con delle commedie e affianca anche il grande Erminio Macario. Fino ad inventare un personaggio molto amato dai piccini: il clown Sbirulino.


Nel 1958, la genuinamente pazza e briosa comicità di Sandra subisce un colpo di fulmine con quella elegante e raffinata, per quanto sempre mattacchiona di Raimondo sul set teatrale di "Sayonara Butterfly'. Lui, alto e biondo, distinto, lei, minutina, occhi chiari da gatta... l'amore nacque sia a livello professionale che personale. E fu così che da loro due, Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, divennero loro tre, Raimondo- Ugo e Sandra.



Coppia nella vita con uno dei matrimoni più solidi del mondo dello spettacolo, Sandra e Raimondo fanno coppia al cinema, in teatro e in televisione, presentando anche diversi spettacoli, tra cui "Fantastico", dove si cimentano in spassosi siparietti, come anche parodie. Indimenticabile quella di Sandra che imita le gemelle Kessler. O la loro parodia su "Tarzan".
Fino all'esasperazione della loro vita coniugale per il pubblico, ossia la moglie rompiscatole e il marito che cerca di "evadere", che porteranno nella loro pluriennale sitcom"Casa Vianello".



Inizia quindi il tormentone del "Che barba, che noia, che noia, che barba! Sempre io e te, te ed io! Perché? Cos'è successo oggi?! Siamo solo stati arrestati, ma poi … alla fine non è successo nulla!"
E dopo il suo seccato: "Buonanotte!", la grande Sandra si esibiva nel suo numero da circo delle gambe che sollevavano le coperte fino al soffitto, mentre il povero Raimondo continuava a leggere, con calma apparente, il suo gazzettino dello sport.
Da questa sitcom verrà tratto anche "Cascina Vianello", che, avrà, però, meno successo.
Raimondo sarà anche presentatore di Pressing, accanto a Kay Rush, showgirl statunitense, naturalizzata italiana, a Antonella Elia, in un'altra edizione e anche Miriana Trevisan. 
E come quelli ritenuti i padri fondatori della tv come Mike Bongiorno e Corrado, gli viene assegnata inoltre la conduzione del Festival di Sanremo per un'edizione, accanto a Veronica Pivetti e alla modella della repubblica ceca Eva Herzigova.
Sandra anche viene invitata in diversi spettacoli, ma il suo grande partner resta Raimondo.


Negli ultimi anni la salute di lei è molto compromessa, tant'è che rimane costretta sulla sedia a rotelle, ma è lui a lasciarci per primo, il 15 aprile del 2010, all'ospedale San Raffaele di Milano.
Strazianti sono le invocazioni di Sandra disperata, che chiama:- Raimondo!-, verso il feretro dell'adorato marito e il dolore è tanto che lei lo seguirà pochi mesi dopo, a settembre dello stesso anno.
Lasciano tutto alla famiglia di filippini che, non avendo avuto figli, avevano adottato, che erano i loro domestici, ma a cui avevano voluto tanto bene reciprocamente.
Ancora adesso, però, echeggia il suo "Che barba, che noia" Che noia, che barba!" o le facce strane di Raimondo, obbligato a sopportare una moglie tanto assillante.
Nessuno potrà mai eguagliare i loro spettacoli, lo Sbirulino di Sandra (forse una delle prime donne clown della storia), né tantomeno il loro grande amore.








domenica 18 agosto 2019

Gino Cervi

Gino Cervi



Potevo io, secondo voi, dimenticarmi di uno dei primi grandi commissari Maigret, come era stato Jean Gabin, ma soprattutto … il Peppone per eccellenza assieme a Fenandel, grandissimo Don Camillo dai romanzi di Guareschi? Ebbene, non potevo proprio scordare quest'uomo: Gino Cervi.



Luigi Cervi nasce a Bologna il 3 maggio 1901, ma per noi tutti rimarrà Gino. 
Prende parte a piccoli melodrammi, tra cui "La peccatrice", dove lui appare poco, giusto per il ruolo del mascalzone che dopo aver messo incinta la sua donna, l'abbandona. Dramma del genere sedotta e abbandonata  (molto di moda a quel tempo) con un cast abbastanza sconosciuto, dove figura solo di spicco un giovane Vittorio De Sica.



Gino Cervi, però, prende anche la strada del doppiaggio, dando voce a grandi attori hollywoodiani come Clark Gable in "Accadde una notte", a James Stewart in "Harvey" e ad un uomo di talento anche per il cinema inglese come Leslie Howard in "La primula Smith". O Laurence Olivier nel suo "Amleto".
È il primo Renzo Tramaglino ne "I promessi sposi" e affianca la giovanissima Adriana Benetti in '4 passi tra le nuvole" film di Camerini, di cui faranno un remake a colori con quello che diventerà il suo partner storico in Don Camillo, l'attore francese Fernandel. E dal quale si baseranno per una versione americana, un po' rivisitata con Keanu Reeves e Giancarlo Giannini in "Il profumo del mosto selvatico".
Rivisitata, perché, in realtà, la storia d'amore tra loro non c'è. Lei, Maria (Adriana Benetti), mentre si sta recando in campagna dalla sua famiglia, incontra lui, commesso viaggiatore di cioccolatini (Gino Cervi), represso da un matrimonio con una donna impossibile, sulla corriera che attraversa la Pianura padana. L'uomo, trovandola disperata, ha pietà di lei, la quale gli chiede di farsi passare per suo marito e padre del bambino che la giovane porta in grembo, dato che il fidanzato l'ha piantata. Per restare in tema del sedotta e abbandonata. E Maria teme la reazione del proprio padre, piuttosto autoritario e all'antica. 



I ruoli però più di spessore arrivano con la serie poliziesca in cui Gino veste i panni del commissario Maigret e poi quello del  buon commendatore Battilocchio nel capolavoro "Le miserie di monsiur Travet", film costellato di grandi nomi come Carlo Campanini, Alberto Sordi, Luigi Pavese e Vera Carmi.



Giungiamo quindi a Brescello, piccolo comune emiliano, sfogliando le pagine di  Giovannino Guareschi, troviamo il parroco e il sindaco più famosi della letteratura e del cinema con la saga di "Don Camillo". E proprio nei panni del buffo sindaco Peppone che vediamo Gino Cervi, dove lui può sfogare tutto il suo accento bolognese, nelle avventure roccambolesche di amore e odio con il curato della parrocchia, il battagliero Don Camillo, interpretato da un memorabile e ineguagliabile Fernandel.
Altri tentativi di rifacimenti sono stati fatti, con Gastone Moschin e Terence Hill, ma per quanto pure grandissimi attori, per me Peppone e Don Camillo resteranno sempre Gino Cervi e Fernandel.
E si capiva la loro sintonia, tanto che, quando il celebre interprete francese morì, il nostro Gino rifiutò categoricamente di proseguire altri film, benché volessero affiancargli un altro Don Camillo.



Ci lascia a Punta Ala, il 3 gennaio del 1974, prima di festeggiare i 73 anni, quattro mesi dopo.


Lascia però la sua arte in eredità a sua nipote, l'attrice Valentina Cervi.
Molti lo ricordano più che altro come Peppone, altri come Maigret, ma lui è stato Renzo. È stata una voce importante, a cui sapeva dare toni buffi, impacciati, timidi o decisi. Oppure con quella giusta gravità, come ne "La primula Smith" o in "4 passi tra le nuvole", in cui cerca di fare ragionare il padre di Maria, una volta scoperto l'inganno: " Io, che sono un estraneo e potevo fregarmene, ho avuto pietà di lei. Voi, invece, che siete suo padre, la volete scacciare!" Davvero toccante e commovente, grandissimo Gino!







lunedì 25 marzo 2019

Virna Lisi

Virna Lisi


Un altro nostro vanto mondiale, Virna Lisi è la nostra bionda, un'attrice che è stata bellissima in ogni fase della sua vita: da giovane, da matura e over 50. E disse no ad Hollywood.


Virna Lisi, nome vero era Virna Pieralisi, nasce ad Ancona l'8 novembre del 1936.
Uno slogan che le fu dedicato recitava:- Con quella bocca puoi dire tutto!- e fu il suo trampolino di lancio.


Dopo ruoli italiani, come ne "Le diciottenni', si fa subito notare ne "Il tulipano nero", film di cappa e spada accanto ad un colosso del cinema francese, Alain Delon.
Hollywood cercò di aggiudicarsela con una commedia: "Come uccidere vostra moglie", affiancando invece un grande comico americano: Jack Lemmon, il quale s'innamorò perdutamente di lei. Senza essere, però, ricambiato. Virna lo definì un uomo molto depresso.


Hollywood, tuttavia, non fa per lei. Compromessi inaccettabili ed etichettata come la "fidanzata d'America", rischiando di rovinare il proprio matrimonio. Quindi, scegliendo l'amore per il marito e il figlio, integerrima e seria, Virna torna alla sua amata patria.


Gli anni passano, ma Virna Lisi rimane sempre bella. Forse perché non ha mai creduto nei ritocchini estetici, pensandola un po'come la sua amica Anna Magnani, con cui ha avuto un primo scontro quando si dovettero incontrare, ma poi ci fu un'amicizia. Nannarella, infatti, disse delle rughe:- Ci ho messo una vita per farmele venire, che, mo' le devo togliere?!-. E Virna ha sempre creduto che è giusto dimostrare la propria età, senza barare col tempo.
Quindi, la vediamo in "Sapore di mare", commedia estiva con una giovanissima Isabella Ferrari e altri nomi allora freschi, freschi come Christian de Sica, Jerry Cala' e Marina Suma.


Giunge un cult internazionale tratto da un romanzo di avventura di Emilio Salgari: "I misteri della giungla nera"; cast con Gabrielle Anwar, Kabir Bedi e Stacey Keach, sulla storia di questa famiglia di coloni inglesi nell'India della fine del XIX secolo, sconvolta dal rapimento della figlia minore Ada, da parte dei seguaci della dea Cali'.
Quindi, il ruolo della perfida madre superiora ne "Le ali della vita" accanto a Sabrina Ferilli.


Altra fiction e altro successo con "Caterina e le sue figlie", accanto ad Alessandra Martines e Iva Zanicchi. 
Dopodiché le sue apparizioni in tv si fanno sempre più sporadiche, fino a quando arriva quel fulmine a ciel sereno di quel mattino, 18 dicembre 2014. Io ricordo che ero al lavoro e mi era apparsa la notizia su internet:- Addio a Virna Lisi!-
- Noooo!- è stata la mia reazione, come quella di tutte le mie colleghe a cui l'ho letto e di tutte le persone che l'hanno amata.
Eppure si, un tumore fulminante con cui lottava da settimane e di cui non aveva mai parlato, ce l'aveva portata via a soli 78 anni!


Come anticipato nel prologo, bellissima in tutte le sue primavere, Virna Lisi è rimasta impeccabile proprio perché non ha mai barato col tempo. Ha lasciato che la sua naturale bellezza fiorisse in tutte le stagioni della sua età. E Dio l'ha premiata.
Donna seria, ineguagliabile attrice degli astri del nostro Paese, ricorderò sempre quel triste mattino. E dalla reazione di chi era presente in quel momento ho capito che sarà sempre tra le più grandi.
E chiudo con parole sue, stavolta.