venerdì 16 marzo 2018

James Stewart

James Stewart

Espressione da bravo ragazzo e uomo tranquillo, bruno, occhi tra il verde e l'azzurro, alto 1,91, James Stewart, come Cary Grant, rimane uno degli attori più eleganti, raffinati, con quello charme accattivante nella storia di Hollywood.


Di origini irlandesi, ma nato nello stato americano dell'Indiana, James Stewart dimostra di avere altre affinità con Cary Grant per la sua capacità di saltare da parti brillanti e comiche a quelle drammatiche e di suspence. Non per nulla qui in Italia avevano lo stesso doppiatore, il grande Gualtiero De Angelis e che erano entrambi i purosangue della scuderia di Hitchcock.


Beh, lui, a parer mio, era molto affascinante e da giovanissimo compare in una commedia buffa accanto a Ginger Rogers, Charles Coburn e Beulah Bondi, intitolata "Una signora vivace". La storia di un professore di botanica, che andando a New York da una città di provincia per far rinsavire il cugino che si è innamorato di una ballerina e cantante (Ginger Rogers), finisce lui per perdere la testa per la stessa, sposandola dopo neanche una settimana che la conosce. E da qui tutta una serie di equivoci a non finire per presentare la mogliettina alla propria famiglia, con l'austero padre, rettore dell'università dove lui insegna, che già partiva prevenuta verso una donna col mestiere di showgirl.


Subito dopo gira un film accanto a Carol Lombard e nuovamente Charles Coburn, che inizia come una commedia, ma acquisisce man mano le caratteristiche del dramma. S'intitola "Ritorna l'amore" ed è la storia di loro due, neo sposini, che si scontrano subito con i problemi del matrimonio. Specialmente lei trova sempre terreno arido con i rapporti dell'invadente suocera, che manda in crisi la loro unione. Fino a ché, quando nasce il loro primo figioletto, questi si ammala gravemente ed è una tragica rincorsa per cercare di far pervenire, con un piccolo aeroplano, le giuste cure da un altro Stato, nel bel mezzo delle feste natalizie e nel bel mezzo di una tormenta di neve.


Diventa uno degli attori anche molto amati da Frank Capra, perché gira per lui "Mr. Smith va a Washington", accanto a Claude Rains e Jean Arthur, commedia un po' amara sulle manipolazioni nella politica. E, poi, per un classico del Natale, accanto a Donna Reed: "La vita è meravigliosa", che ha ispirato "The family man" con Nicolas Cage e Tea Leoni.


Qui ritrova Beulah Bondi nella parte di sua madre e recita anche accanto a Lionel Barrymore nel ruolo del suo antagonista, il terribile e cinico signor Potter; e il tenerissimo Henry Travers, che interpreta il dolce Clarence, il suo angelo custode in addestramento, che deve guadagnarsi le ali.



Susseguono altre pellicole, tipo "Scandalo a Filadelfia", dove incontra il suo "affine" Cary Grant e Katherine Hepburn e dove vince un Oscar; poi il fantasioso "Harvey". In questo film dimostra la sua ulteriore poliedricità nel ruolo del "visionario" Elwood Dowd, che è convinto di vedere il coniglio gigante Harvey, che altri non è che un folletto irlandese.
Inoltre è doppiato in questo lavoro dal grande Gino Cervi.


Quando avviene il primo incontro col grande "Hitch", nel giallo "Nodo alla gola". Thriller strutturato un po' come un'opera teatrale, dato che si svolge prevalentemente in una stanza, come anche sarà "Il delitto perfetto".
Quindi, il grande Jimmy sa cavarsela pure coi film gialli. E se provassimo con un western?


Questo esperimento è intrapreso dal regista di "Winchester 73", Anthony Mann, che lo affianca a Shelley Winters e un giovanissimo Rock Hudson, che compare nel ruolo di un capo indiano. Mann, soddisfatto della prova Stewart riuscita, lo ingaggerà poi per altri film di questo genere, come "Lo sperone nudo", accanto a Janet Leigh e Robert Ryan.
Siamo, dunque a quota tre registi a contendersi il mitico James.


Quando ci sarà la pausa della grande guerra, lui si arruola nell'esercito e riesce anche a distinguersi come soldato. Si guadagna infatti medaglie al valore e una carica di alto ufficiale col titolo di colonnello nell'aeronautica. 




Torna a Hollywood e lavora nella commedia "Jackpot-La fortuna si diverte", accanto a Barbara Hale e nel ruolo di sua figlia la allora piccola Nataly Wood. Famiglia americana sullo stile anni'50, vince a un quiz radiofonico grazie ad una risposta che lui dà e si ritrova surclassata di premi. Peccato che ciò comporta una serie di guai a non finire e alla fine perdono tutto ciò che avevano vinto, ma scoprono che è meglio la solita routine quotidiana e la loro normalità.
Interpreta il malinconico clown Buttons ne "Il più grande spettacolo del mondo" accanto a Charlton Heston, per la regia di Cecil B. De Mille.

Con Hitchcock lavora ancora a "L'uomo che sapeva troppo" accanto a Doris Day, "La finestra sul cortile" accanto a Grace Kelly e Raymond Burr. Infine, "La donna che visse due volte" con Kim Novak. 
Questo film, però, segna fine alla collaborazione tra i due e James Stewart torna ai western, oltre che con "Lo sperone nudo" come citato, anche con "Shenandoah - La valle dell'onore" e altri diretti da John Ford.

Ritrova Kim Novak nella commedia fantasy "Una strega in Paradiso", dove compare anche Jack Lemmon e poi gira altre commedie, tra cui "Mr Hobbs va in vacanza" con Maureen O'Hara.
Uno dei suoi ultimi ruoli è "Il volo della fenice", dove può dar voce al suo talento di pilota.
Nel 1985 riceve l'Oscar onorario, ma aveva avuto diversi Golden Globe e nomination.
Si spegne alla veneranda età di 89 anni, nel 1997, ma credo che attori così pieni di ecletticità siano pietre miliari nella storia del cinema.


Rimane sempre l'altruista George Bailey de "La vita meravigliosa" o il "guardone" L.B Jefferies, che s'improvvisa detective ne "La finestra sul cortile" ... non importa ... James Stewart è stato, è e sarà sempre uno dei migliori attori che Hollywood può vantare e da cui oggi si può molto imparare.

sabato 3 marzo 2018

Ingrid Bergman

Ingrid Bergman


Padre svedese e madre tedesca, Ingrid Bergman nasce a Stoccolma il 29 agosto del 1915. Rimane orfana di mamma a 2 anni e di papà a 8 e viene cresciuta prima dalla zia e poi, alla scomparsa di questa, dallo zio paterno.
Viene notata fin da giovanissima come interprete per il cinema svedese.


Bellissima e alta, sguardo drammatico, una volta approdata in America, viene notata come ruolo da co-protagonista di Leslie Howard nel melodramma "Intermezzo". La storia di una giovane pianista che deve rinunciare all'amore della sua vita, un famoso violinista, perché è un uomo sposato e padre della bambina a cui lei dà lezioni di piano.




Il vero esordio, però, lo fa con il bellissimo e praticamente passato alla storia dei film cult "Casablanca", dove è stata resa celeberrima la frase:- Suonala ancora, Sam!-, che ha ispirato altre battute in parodie e commedie. In questa pellicola è affiancata da un trio di uomini eccezionali: Humphrey Bogart, Paul Henreid e Claude Rains. Senza contare la preziosa partecipazione di due attori non abbastanza valorizzati: Peter Lorre e Conrad Veidt (Il partner più volte nei film di Joan Crawford).

Io adoro quel pathos, quel sentimento che lei mette nelle sue interpretazioni da immedesimarsi nei suoi personaggi. E Stan Laurel doveva probabilmente pensarla come me, dato che l'ha apprezzata molto in "Giovanna d'Arco".


La "fidanzata d'America", nazione già abituata ai talenti svedesi, dopo Greta Garbo, Ingrid Bergman è molto amata dal pubblico per la sua eleganza e l'aria della ragazza della porta accanto, sposando poi il medico svedese Lindstrom, dal quale ha avuto la figlia Pia.
Si aggiudica una nomination all'Oscar nell'interpretazione del lungometraggio "Per chi suona la campana" accanto a Gary Cooper, tratto dal romanzo di Ernest Hemingway. Ma non vince.
Riesce ad aggiudicarselo per "Angoscia", accanto a Charles Boyer e Jospeh Cotten. E' un thriller psicologico, dove compare pure una giovanissima Angela Lansbury, che parla di una giovane, cresciuta in Italia, dopo aver assistito all'omicidio dell'amata zia a Londra, ai primi del '900, che sposa un pianista (l'avvenente Charles Boyer). Tornando a vivere in quella casa londinese, presto si accorge che il caro marito è freddo e autoritario, che cerca in tutti i modi di farla impazzire. In suo aiuto accorre un giovane detective di Scotland Yard (il bellissimo Joseph Cotten). Lascio il finale da scoprire, nel caso qualcuno volesse vedere questo avvincente e bel film.
Oscar meritato e sarà il primo di tre. Ma procediamo con ordine.



Anche Ingrid viene "catturata" nel mondo delle bionde di Hitchcock, girando diretta da lui "Io ti salverò" con Gregory Peck e uno dei miei preferiti "Notorious-L'amante perduta", accanto a Cary Grant e Claude Rains. Cerca, così, di distaccarsi dal ruolo della ragazza per bene che l'è stata cucita addosso, interpretando la donna un po' dissoluta, figlia di una spia nazista, finita in carcere; lei viene arruolata dai servizi segreti americani per incastrare il capo del covo tedesco in Brasile.

L'America non le perdonerà, quando lei lascia il marito per mettersi con il regista italiano Roberto Rossellini, dal quale ha avuto tre figli, fra cui la famosa Isabella.
Si conoscono sul set "Stromboli", proponendosi lei stessa come protagonista, avendo ammirato molto i lavori del regista come "Roma città aperta" e "Paisà".
E nemmeno Anna Magnani glielo perdonerà mai, compagna all'epoca del grande Rossellini.


Il secondo Oscar le viene assegnato per "Anastasia", accanto all'attore russo naturalizzato statunitense Yul Brynner.


L'America la riabilita quando il matrimonio con Rossellini naufragherà.
L'ultimo Oscar le viene assegnato come attrice non protagonista per "Assassinio sull'"Orient Express", tratto dal giallo di Agatha Christie, accanto ad una serie di nomi illustri: Lauren Bacall, Sean Connery, Olivia Hussey, Michael York, Richard Withmark e Anthony Perkins.
In età matura, stanca del jet set americano, torna a lavorare per il cinema europeo, che l'aveva lanciata da giovanissima, diretta dal regista svedese Ingmar Bergman, col quale non aveva nessun tipo di parentela, malgrado l'omonimia del cognome.
Ci lascia alla prematura età di 67 anni, proprio il giorno del suo compleanno il 29 agosto del 1982 per un brutto male.


La sua arte, però, come tutte quelle dei personaggi di cui sto facendo questa sfilata di nomi eccezionali, rimarrà immortale, con quelle sue espressioni cariche di sentimento e fresche, con quei sorrisi da sognatrice romantica da renderla unica e inimitabile.






lunedì 12 febbraio 2018

Cary Grant

Cary Grant


Archibald Alexander Leach nasce a Bristol, in Inghilterra, il 18 gennaio 1904. Fin da giovane dimostra di avere talento come saltimbanco, artista agile e comico. Solo una volta che approda in America e viene notato per la sua avvenenza, oltre che per la sua bravura, diventa l'uomo che tutti noi conosciamo come il bellissimo e grandissimo Cary Grant. Dato che Archibald, secondo i produttori che lo lanciarono, non era adatto come nome di una futura stella di Hollywood.


Uno dei primi ruoli principali, però, è in un film drammatico, accanto a Carol Lombard e Charles Coburn: "Non puoi impedirmi di amare", anche se non mancano mai le sue battute e il suo stile ironico. Malgrado la vicenda narri di un uomo ricco, sposato a una donna cinica e arrivista, che s'innamora di una pittrice (la Lombard), vedova con una figlia, ma fino all'ultimo il loro amore è contrastato dalla famiglia di lui e dalla perfida moglie Maida.


Tuttavia, la sua qualità del comico, ossia di buttare giù la freddura da serio, non passa inosservata nemmeno da Stan Laurel, che sarà sempre un suo estimatore, notando in lui la potenziale comicità innata. E lo avrà visto ne "La mia moglie preferita" accanto a Irene Dunn e Randolph Scott, diretto da uno dei registi storici di Stanlio e Ollio, Leo McCarey. Padre di famiglia, credendo che la moglie sia defunta, perché data per dispersa in mare durante un viaggio in nave, si risposa dopo qualche tempo. Peccato che la prima moglie sia viva e vegeta e fa ritorno, dopo essere stata naufraga tutto quel periodo su un'isola deserta, con un aitante uomo con cui si chiamano simpaticamente Adamo ed Eva. Questo dà adito ad una serie di equivoci divertenti e imbarazzanti con l'inevitabile, lieto epilogo. Oppure un altro film buffo è "Ero uno sposo di guerra", accanto ad Ann Sheridan: Cary Grant impersona un ufficiale dell'esercito francese in congedo, Henrie Rochard, sul finire della seconda guerra mondiale, che , dopo varie scaramucce comiche, s'innamora della tenente Katherine Gate, ausiliaria WASP del personale militare femminile dell'esercito americano. E anche qui ne susseguono varie vicissitudini rocambolesche.

C'è poi la sua interpretazione spassosa in "Arsenico e vecchi merletti", accanto a Peter Lorre e Priscilla Lane, dove lui, prossimo alle nozze, fa la terribile scoperta tragicomica che la sua famiglia non è altro che una cosca di pazzi e assassini.



Uomo di un fascino elegante e statuario, pari a quello di un modello, Cary Grant diventa uno degli attori preferiti di Alfred Hitchcock, che assecondò un suo desiderio: il ruolo del cattivo. O meglio, quasi. Ne "Il sospetto", accanto a Joan Fontaine, ricopre la parte del fannullone perdigiorno, che sposa la Fontaine quasi come vivere di rendita della moglie ricca. E in lei nasce e si radica il pesante e angosciante sospetto che lui sia un assassino che mediti di ucciderla per ereditare e che uccida il suo migliore amico.


Hitchcock lo riutilizzerà nel mitico "Notorious-L'amante perduta", con Ingrid Bergman e Claude Rains, nel ruolo dell'agente segreto Devlin. Per quanto in questa parte lui spesso sia antipatico e odioso, freddo e distaccato, è comunque nuovamente l'eroe romantico della vicenda.
Susseguono "Caccia al ladro" con Grace Kelly e "Intrigo internazionale", ruolo che si dica Ian Fleming si sia ispirato per la figura di James Bond. Ebbene sì, 007 ha avuto i natali nella mente dello scrittore con lo stile elegante di Cary Grant e infatti, prima di Sean Connery, il personaggio di Bond fu proposto a lui. Ma l'attore inglese rifiutò, non essendo interessato ad un carattere che lo incatenasse ad una saga. Preferisce parti con film unici. Come in "Sciarada", accanto ad Audrey Hepburn.


Ritorna in una commedia brillante in "Un marito per Cinzia", dove si dice lui sia rimasto molto affascinato da Sophia Loren, sua partner. E poi "Operazione sottoveste" con Tony Curtis e "Il visone sulla pelle" accanto a Doris Day e Gig Young.
Un altro film indimenticabile, che passerà alla storia dei strappalacrime per eccellenza è "Un amore splendido", a fianco di Deborah Kerr.


E' già in terza età quando gli accade l'avventura più bella della sua vita, come ha più volte detto: diventare padre di Jennifer, oggi anche lei attrice.


Morirà a 82 anni, dopo aver ricevuto un riconoscimento alla carriera, dove appare visibilmente commosso. E con un rammarico: non aver pensato prima a far figli, in quanto ne avrebbe voluti molti di più e ci si sarebbe dedicato anima e corpo. L'unica che ha avuto se l'è goduta non per moltissimo; ma noi ci siamo goduti i suoi film, le sue memorabili interpretazioni tra il drammatico e il comico, con cui lui, con la sua estrema eleganza e bellezza, non sparirà mai!




martedì 30 gennaio 2018

Anne Baxter

Anne Baxter


Nata il 7 maggio 1923 da una famiglia ricca, a Michigan City, con un nonno che era un nome nell'architettura americana dell'epoca, Anne Baxter apprende la passione per la recitazione nell'assistere ad un'opera teatrale, con protagonista la grande interprete Helen Hayes.


Un altro mostro sacro per me. Anne è un' attrice che apprezzo tantissimo per la sua versatilità: ruoli da cattiva come la perfida Eva Harrington in "Eva contro Eva' (che le valse una nomination) accanto a Bette Davis, Celeste Holm e George Sanders; o la cattivissima regina egizia Nefertari nel kolossal "I 10 comandamenti", affiancando Charlton Heston e Yul Brynner. Ma si distingue anche in tanti ruoli da buona come in "Casa da gioco" accanto a quel fusto di Rock Hudson, Julie Adams e una giovanissima Nathaly Wood o in "Io confesso" di Hitchcock, con Montgomery Clift; perfino un po' da comica nel rocambolesco western "La figlia dello sceriffo" o in un cammeo accanto a Jerry Lewis dove interpreta se stessa!
Premio Oscar per ruolo da non protagonista accanto al bellissimo Tyron Power e all'attrice Gene Tierney in "Il filo del rasoio".

Ritroverà il bel Tyron in "Agguato sul fondo" dove lei è contesa da lui, tenente di un sottomarino, durante la guerra, e il suo capitano, interpretato dall'affascinante attore Dana Andrews.
Insomma, lei è un po' Claude Rains al femminile: o molto, molto buona, o molto, molto cattiva. 

Muore abbastanza giovane, 62 anni, per un aneurisma cerebrale, assistita dalle tre figlie. Rimane, però, splendente, enigmatica e caratterizzata dal suo inconfondibile sorriso, che per quanto possa essere Nefertari o Tessie di "Casa da gioco" ... fa restare il suo ricordo nell'eco dei grandi talenti.


mercoledì 24 gennaio 2018

Peter Ustinov

Peter Ustinov



Peter Ustinov. Attore inglese di origini russe: riesce a farti ridere anche quando fa ruoli da serio come in" Lord Brummel" accanto a Stewart Granger e Liz Taylor o da cattivo, come quando veste i panni del matto Nerone in" Quo vadis? ". E si può sbizzarrire al massimo della comicità esplosiva e anche tenera quando fa il capitano famigerato Edward Teach, alias Blackbeard, per l' appunto ne" Il fantasma del pirata Barbanera" di Walt Disney con Dean Jones e Suzanne Pleshette. Indimenticabile Poirot di Agatha Christie. La sua aria buona e dolce da bambinone ti conquista e te lo fa consacrare tra i mitici! Mio padre mi ha sempre detto che Ustinov ha perorato molto le cause a favore dei bambini proprio come Stan e Ollie! 


Vincitore di un premio Oscar come attore non protagonista per ben due volte e insignito all'ordine dell'impero britannico, Peter Ustinov si è contraddistinto anche come regista e produttore. Ha diretto Sophia Loren e Paul Newman in "Lady L", film con una comicità piuttosto bizzarra. E Sandra Dee e John Gavin in "Giulietta e Romanoff", versione moderna della tragedia di Shakespeare, ma in chiave di commedia.

Ha partecipato anche, nella sua veste di attore, ad un film tratto da un libro di Rosamunde Pilcher "Solstizio d'inverno"; per regalarci, molto anziano e quasi irriconoscibile, un cammeo nell'italiano lavoro "C'era un castello con 40 cani" accanto all'allora piccolo Totò Cascio.


Ci lascia a 82 anni, nel 2004, dopo aver dedicato gli ultimi anni della sua vita quasi esclusivamente all'UNICEF di cui era ambasciatore e per me rimane uno dei più grandi in tutti i sensi: come artista e come uomo.



Mi resterà sempre nel cuore con quel suo fare buffo nel ruolo di Barbanera, quando piagnucola agli aspri rimproveri di Dean Jones che lo accusa di essere un fantasma fasullo, per aver fatto credere per secoli alla gente nell'esistenza di un tesoro, che invece lui aveva già sperperato da vivo:- Annaspano nel fango, quei poveretti!-; con le sue lacrimucce che anche quando interpreta Nerone le inserisce nel conta-lacrime.



lunedì 15 gennaio 2018

Romy Schneider

Romy Schneider 


Io vidi la prima volta Romy Schneider in tv, quando avevo circa 5 anni ed ero in braccio a mio padre, sulla poltrona. E questa meravigliosa attrice austriaca era in un film assai tragico accanto ad un giovane Alain Delon, ne "L'amante pura". Mi rimase impresso il volto pressoché perfetto di questa ragazza che si getta dal balcone nell'apprendere la morte in duello del suo grande amore. Forse anche proprio per quella storia tanto drammatica. Quindi, sono affezionata a questa bravissima interprete come ad un'amica d'infanzia. E una volta l'ho proprio sognata così: come un'amica con cui si spettegolava del più del meno.


Nata all'anagrafe come Rosemarie Magdalena Albach-Retty, a Vienna, da madre tedesca e padre austriaco, entrambi attori, diventa Romy Schneider, prendendo il cognome della madre, Magda Schneider, che sarà quella che farà di tutto per vederla attrice.


E il primo ruolo importante, proprio accanto a sua mamma, è quello de "La giovane regina Vittoria", ma il successo arriva con la saga di "Sissi". Anche qui compare la figura di sua madre nel ruolo della mamma della sovrana d'Austria e Ungheria, la duchessa Ludovica di Baviera. Accanto a Karlheinz Böhm, con cui recita anche in un film che purtroppo in Italia non è uscito: "Kitty und die große Welt", che significherebbe "Kitty e un grande mondo" .


Il ruolo, tuttavia, di Sissi la perseguita anche nel film "Sissi, la favorita dello zar", anche se la storia non ha nessun riferimento con la consorte di Francesco Giuseppe d'Asburgo. Lei non ne può più, tant'è che, quando le proporranno di interpretare un quarto film sull'imperatrice Elisabetta d'Austria, rifiuterà categoricamente.



Il ruolo di principessa, però, le calza a pennello e interpreta "Katia, regina senza corona" accanto all'attore tedesco Kurt Jurgens. E' una pellicola basata su una storia vera, per quanto riguarda i moti in Russia, con la romantica storia d'amore di una principessa dal carattere coraggioso, Katia, e lo zar, con epilogo tragico.


Arriviamo al film "L'amante pura", dove conosce l'attore francese Alain Delon. E scocca la scintilla tra loro due. Romy racconterà che si sentiva impacciata all'epoca, perché lui non spiccicava una parola di tedesco e lei non una parola di francese. 
Amore che durerà diverso tempo, benché malvisto dalla madre Magda; gireranno insieme diversi film e per Romy sarà l'amore della sua vita. Soffrirà molto quando Alain la lascerà tramite una lettera. E sarà la prima tragedia della sua vita.


Diventerà l'attrice preferita di Luchino Visconti, recitando in diverse pellicole italiane e francesi, prendendo la cittadinanza in Francia.
Girerà una commedia brillante, a Hollywood, molto gradevole, intitolata "Scusa, me lo presti tuo marito?" accanto a Jack Lemmon e Dorothy Provine.
Avendo un rapporto d'amore e odio con la madre, piuttosto autoritaria, Romy si riavvicinerà molto al padre, che era caduto un po' in disgrazia. Lo perderà, purtroppo però, poco tempo dopo.
Seconda tragedia, ma per la sfortunata Romy non sarà l'ultima. Avrà tre mariti, di cui uno rimarrà drammaticamente vedova e poi la catastrofe più grossa della sua vita: la perdita del figlio David, morto infilzato in un cancello per disgrazia.


Malgrado avesse anche un'altra figlia, Sarah, l'attrice non si riprenderà mai da questo orrendo lutto e si consumerà a poco a poco nella depressione, apparendo in qualche film, pure in "Ludwig", dove riacquisirà per poco i panni dell'imperatrice Sissi, in età già matura.
Verrà trovata morta nella sua casa, all'età di 43 anni e molte scuole di pensiero si formulano: suicidio, in seguito alla scoperta di un tumore o semplicemente il suo cuore smise di battere, perché stanco di soffrire. 
Nonostante la sua breve vita, Romy Schneider rimane un'icona del cinema europeo. Chiamata spesso la "Marilyn Monroe d'Europa", antidiva per eccellenza, ci ha lasciato sognare con i bei vestiti del 1800. E per me rimarrà sempre la mia cara amica d'infanzia!